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centopassi
the house of the rising sun
 
 
 
 
           
       

Un evento imprevisto può cambiare radicalmente la visione del mondo e delle passate esperienze, se in fondo al cuore si è sempre saputo che nulla è affidato al caso.

Dopo non ci rimane che spendere bene il tempo che ci è stato concesso, facendo del proprio meglio ricordando il passato, guardando al futuro ma vivendo nel presente.

Vivere sapendo che l'oscurità deve finire, che sorgerà un nuovo giorno con il sole ancora più luminoso...
Le persone delle grandi storie hanno molte occasioni per tornare indietro, ma non lo fanno mai, perchè loro sono aggrappate a qualcosa.
Noi a cosa siamo aggrappati?
C'è del buono in questo mondo, è giusto combattere per questo, per la bellezza della vita, come fosse l'ultima prima dell'eternità.



Capire che ognuno di noi sarà salvato, capire che ogni istante che viviamo non andrà perduto nel nulla, capire che siamo ombre vaganti in un mondo di sole...

Cerco l'inifinito, desidero l'infinito, pretendo l'infinito, in questa vita o nell'altra.



Sono stanco di vedere un multicolore blog di fantasia.

contattatemi qui:

solo messenger: tyler885@hotmail.com




l'italiano non mi basta.


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12 gennaio 2006


Misterioso è il modo in cui certe persone uguali alle altre vivono diversamente la loro vita.

O forse sono le persone stesse ad essere diverse e vivono una vita normale?

La prima è più probabile, anche se poi dal nostro punto di vista sembra la seconda...

Ma non stateci a pensare troppo.




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4 marzo 2005

passo numero uno.

Non ricordo più quando ormai, anni fa, doveva essere marzo o aprile, l'anno non andava bene, come al solito... Forse era la seconda superiore, mi trascinavo tutto il pomeriggio sui libri fingendo di studiare, disegnavo o scrivevo o ascoltavo solo musica.

Quella sera si alzò il vento. Un vento non freddo, non caldo, un vento leggero leggero sulla pelle ma continuo, un pò più forte, un pò meno, una carezza, un soffio... Mi ero affacciato alla finestra mentre il cielo si scuriva. In lontananza un uccello in volo solitario verso qualche remota destinazione, chissà cosa vedeva, chissà se mi vedeva, un ragazzino col lettore cd che ascolta la musica di braveheart immaginandosi di veder passare draghi indifferenti...

Gli si deve essere presentata una scena insolita poi... perchè quel ragazzino è sparito dalla finestra rientrando in casa, e dopo alcuni istanti è ricomparso sul balcone della soffitta con la giacca... e... un diario in mano. Un pazzo! Era quasi buio, nonostante ciò quel pazzoide si stava arrampicando sul tetto di casa sua! ma a fare che!?? Si siede sulle tegole e comincia a scrivere...

Non potevo perdermi assolutamente quel vento, era una sera unica, di quelle che sembra tutto perfetto, malinconicamente perfetto, il vento, la luce, le nuvole, i rumori lontani e le prime stelle... tanti problemi sulle spalle tanti ricordi nel cuore una penna in mano e un diario sulle gambe, e ho scritto, non vedevo niente ma ho scritto, ricordato, sognato e vissuto.

Ho trascritto la realtà che mi circondava raccogliendo da me e dal mondo ogni singolo pezzo, componendolo come un mosaico. Un pezzo singolo non significa nulla, ma tutti i pezzi insieme costruiscono. Amore e bellezza.

E l'ultimo pezzo, questo, che sono qui a raccontarvi, fa ancora parte di quel mosaico, ed è uno dei pezzi che preferisco... il racconto....

Quello che scrissi quella sera lo possiedo ancora, ho tenuto tutti i miei diari delle superiori: 5 anni 5 diari, forse trascriverò qualcosa ogni tanto...

Vado a casa, saluti




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2 febbraio 2005

lambada?

Ricordo un ballo, una danza, ricordo un vestito nero, ricordo della gente... ricordo una notte luminosa, una notte di fiori lanciati, una notte di festa.

Ricordo una notte del passato, una sera dove vedevo solo i tuoi occhi nella folla, e li ho cercati finchè non li ho visti accendersi, e ricordo poi che i colori si confondevano intorno a te, che eri al centro di un sogno, solo un bicchiere in mano, un sorriso di luce blu, e i desideri di un eterno istante... o forse era il nostro destino che volava per raggiungere le stelle?

E poi? poi era già troppo tardi, la musica non esisteva più, la notte non esisteva più, qualcuno ci aveva rapiti e ci portava in un posto sconosciuto, nelle profondità di un cielo immenso.

Ricordi la freschezza dell'erba? o era sabbia? o era il calore di un fuoco? oppure la luce della luna riflessa sulla neve?

O sull'acqua? un lago? un mare o un bosco?

Il fiume che scorreva e la notte in tenda? il vento sulla pelle che portava via il tempo?

No... Un peccato, un peccato davvero che tu non te lo ricordi... Non ti ricordi nulla...

... In effetti... Non ricordi nulla perchè forse tutto ciò è accaduto solo nei miei ricordi... Solo nei miei ricordi nostalgici di una vita che non ho mai vissuto, perchè per viverla... Ho bisogno di qualcuno che se lo ricordi, che si ricordi dei miei occhi...

I miei occhi di quella sera che la cercavano...




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17 gennaio 2005

concorso letterario

Scritto in una notte di solitudine, per un concorso, a tre giorni dalla scadenza. Su un banco di scuola chiuso in un convitto, tra una sigaretta e l'altra, ascoltando "L'aquilone dei balcani" e "La mia gente" dei Modena City Ramblers.



Maggio 2004



Buona lettura.



E' UN' AMICIZIA?



 Infine ho deciso di dirla. Sì, perché sempre più spesso sento affermare che non esiste una verità uguale per tutti, bensì esistono solo uomini in grado di argomentare bene le proprie idee, e queste diventano automaticamente giuste. Ma non è sempre cosi, ed io, anche se non sono in grado di esprimerla bene, credo che esista una verità che vale per tutti. L’ho incontrata attraverso amici che me l’ hanno testimoniata e cerco di viverla più che posso. Purtroppo, però, più passa il tempo e più mi accorgo che molte persone capiscono solo in parte ciò che provo... L'unico modo per comprendere come vedo il mondo sarebbe sostituirsi a me e rivivere ciò che ho vissuto giorno per giorno, ma è impossibile...



Tuttavia non mi posso scoraggiare, continuo ostinatamente a camminare, a spiegare, ed è per questo che scrivo ancora adesso. Scrivo per le persone che hanno sete di verità come l'ho sempre avuta io, per chi come me si chiede fino a che punto può spingersi l'animo umano nell’inseguire un ideale. Per coloro che a volte si sentono soli come me, in una solitudine fatta d'infinito e piena di domande, la quale si calma solo nei momenti in cui guardo negli occhi qualcuno che l'ha provata e la prova ancora di tanto in tanto...



Scrivo perché spero che, con queste semplici parole che raccontano di me, io riesca a rinvigorire almeno un po' la speranza di vita che in ogni umano cuore esiste. Ed infine io spero, senza averne la pretesa, che almeno tu, tra tutti quelli che mi leggeranno, creda alla vita che sto per raccontarti, e se lo farai, io sarò un po' più contento questa sera addormentandomi.



 II mio nome è Enrico e sono un italiano, solo che di questi diciannove anni che sto per compiere ne ho passati di più in Africa che in Italia: precisamente otto a Gibuti, due in Etiopia, sei in Lombardia e tre in Abruzzo.         Ho frequentato le classi inferiori in una scuola francese, dove però c'erano più gibutini che francesi. Una volta a casa con i miei fratelli ed i vicini Houssein e Samatar si giocava insieme. Per la strada, nel gran cortile, sugli alberi o al mare la fantasia era l'unico giocattolo che avevamo tutti, mentre la televisione cominciava a trasmettere solo di sera e c'era un unico cartone animato al giorno. Stessa cosa in Etiopia, dove oltre a compagni etiopi c'erano bambini che venivano da altre nazioni africane e persino una canadese.



 Per dieci anni ho giocato e corso con bambini d'ogni colore, ho riso e pianto in una lingua che non era quella dei miei genitori, sono cresciuto ed ho sognato di diventare grande come avete fatto tutti voi.



Poi però è successo qualcosa.



Sono tornato in Italia, una volta finito l'anno scolastico, ma senza sapere che in Africa non sarei più tornato, che i miei piccoli amici non li avrei mai più rivisti...



Ho continuato la scuola qua, però c'era da subito in me qualcosa di diverso che nessuno sapeva spiegare. I professori dicevano: “è più maturo...”, i compagni dicevano “è strano...”. Io pensavo d'essere cosi per colpa della televisione, perché i miei compagni sapevano tutto di essa e si comportavano come nei cartoni animati, io invece non sapevo niente.



Ma non poteva essere solo questo...



Non avendo mai avuto amici in Italia mi sono avvicinato alle persone che non ne avevano, bambini emarginati, soli perché troppo timidi o con un carattere poco socievole. Ho imparato ad interessarmi dei loro piccoli passatempi per poterli conoscere e fare amicizia, e ci sono riuscito bene. Le compagnie d'amici di lunga data non facevano per me perché troppo piene di parole, di televisione e di figurine adesive che non conoscevo...



Inevitabilmente l'aver lasciato i compagni africani in quel modo aveva trasformato radicalmente il mio essere amico. Le cose che alla nostra età era normale fare non mi bastavano più.



 Mi sono reso conto, quasi senza accorgermene, che se un giorno avessi dovuto lasciare anche loro come avevo lasciato gli altri non potevo portarmi nel cuore solo i giochi, le figurine e la televisione.


Io volevo qualcosa dalla loro amicizia che non se ne andasse mai, che rimanesse per sempre e che fosse importante!


Ed è per tutti questi motivi che ho imparato a chiedere: “Perché?”.


Ero un ragazzino come gli altri, ma nello stesso tempo cosi diverso che ho cominciato a domandare il perché di ogni loro comportamento che non capivo, e a chiedere a me stesso il perché di ogni mio comportamento, visto che ero così strano ai loro occhi e loro ai miei.



Da una prima domanda a volte banale ne nascevano altre e poi altre ancora, e con il tempo sono diventato “colui con cui si parla di cose serie...” o meglio “colui con cui si paria di sé stessi e degli scopi del proprio agire...”.



Ho imparato a partire da qualunque cosa, come un videogioco, una canzone o una battuta per arrivare a parlare di qualcosa d'importante.



Ricordo bene le parole di quel ragazzo, che dopo aver espresso una sua opinione, pieno di stupore disse al compagno davanti a me: “Cavolo che cosa seria che ho detto! Non sono abituato a dire cose cosi serie! Ma quando c’è lui si finisce sempre a parlare cosi!”.


Eppure erano quelle le cose importanti che cercavo nelle persone!


II volto di quel ragazzo non lo vedo da anni ma non lo dimenticherò più. Per quello che mi aveva detto è come se il suo viso avesse preso una qualche nuova consistenza. Come se dentro di me ci fosse un grande quadro bianco e chi mi parla di sé aggiungesse un nuovo colore a questo quadro, unico, irripetibile, un colore che non va più via... qualcosa di suo e che solo lui mi può dare.


Certo nel mio domandare ho imparato anche ad ascoltare quello che una persona ha da dire, non distrattamente aspettando solo il mio turno per parlare... Ma come se lei dovesse dirmi quella cosa per ultima, come fosse l'ultima che avesse da dirmi prima di partire per un lungo viaggio senza tornare più...


In questa mia fame di amicizie ho colto le occasioni più stravaganti per farne di nuove. Sui treni, sugli autobus o nelle stazioni, nessuno ha potuto impedirmi di andare a parlare in francese con stranieri, ed uno di loro che ho rincontrato più volte sull'autobus adesso per le strade di Teramo mi saluta col mio nome ed io col suo, e nonostante non parliamo di cose importanti questo modo di salutare per me dice molto più di tante parole.


Mano a mano che cresco mi rendo conto di aver bisogno sempre di amici cosi, che mi parlino della loro vita e ascoltino della mia quando mi sento solo. Ma anche gli altri ne hanno bisogno nonostante non l'ammettano quasi mai, anche le persone che sembrano più strane o più cattive agli occhi della gente!


Perché tutti, pur essendo diversi da me sono, in fondo in fondo, “strani”, e si sentono soli come me, chi più chi meno. Solo quando c’incontriamo e ce lo diciamo tra noi, non si sa bene perché, siamo un po’ più contenti, e chi non ha bisogno di esserlo un po’ di più?


Questa che vi ho raccontato è la mia breve vita da vagabondo in giro per il mondo. Da tre mesi la mia famiglia è tornata in Lombardia, io sono rimasto da solo in convitto e andrò a Milano dopo gli esami. Anche qui tra albanesi, rumeni, senegalesi, marocchini, polacchi ed italiani di quell'amicizia che ho tentato di spiegarvi c'è molto bisogno. Per questo ogni nuovo giorno provo ad essere con tutti i miei limiti e tutti i miei sbagli ciò che ho sempre tentato di essere, in poche parole: un amico originale.



 



Sono arrivato secondo.

Rileggendolo vorrei specificare meglio, scrivere meglio, rispiegare...

Poi però penso: No, la prima volta che ho scritto qualcosa per tutti, deve rimanere la prima volta, anche per voi.




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1 gennaio 2005

delirio

senti bob...

che c'è mike?

non puoi andare avanti così bob... devi darti una regolata, devi capire cosa vuoi e agire di conseguenza, devi fare una selezione, devi scegliere, devi controllare il delirio del momento!

eccheccazzo Mike ho appena passato la notte a servire brava gente che festeggiava l'anno nuovo! non potresti andare più cauto con le parole! ma credi che adesso ho tempo di pensarci? e lasciami dormire un pò no, cioè, lasciami stare e basta!

sai bene che io non ti posso lasciare... Bob... sai che non ti posso lasciare ne va della tua integrità fisica.

ho porcocazzo non tirare in ballo questioni assurde chè poi la gente non ci capisce niente!

l'importante è che capisci tu...

non è il momento!

è proprio questo il problema... da quanto tempo ormai, non hai un momento? dovevi aspettare proprio adesso per sfogarti? possibile che non diventi mai una persona stabile, che fa cose normali in momenti normali come tutti gli altri? non ti sei accorto che nemmeno ti rendi conto chè è cambiato l'anno? ehi siamo nel duemilacinque!

beh che ti devo dire... forse per me l'anno non è cambiato ora... si è cambiato sull'orologio, cambia la data che scrivi, ma a parte questo, per me... boh... non me ne sono accorto...

datti una regolata Bob... e felice anno nuovo!

sarà... anche a te Mike.

'notte.

ciao, 'notte.

(dialogo con me stesso ora reale dopo aver lavorato in agriturismo. per questioni di privacy i nomi dei personaggi sono totalmente fittizzi, ogni riferimento a eventi realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale, tranne eventi accaduti al sottoscritto, vero protagonista di ambedue le voci.)




permalink | inviato da il 1/1/2005 alle 5:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa

30 novembre 2004

furbetto

Chi è che si è mangiato lo zucchero!!??? Enrico! (colto con il cucchiaino in mano e seduto SUL TAVOLO!)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vecchia diapositiva, età stimata: 2-3




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29 novembre 2004

in mare

E... Ero bambino, eravamo al mare, Africa... per due volte il mare vasto e nero ha cercato di prendermi con sé, senza pietà. Io non potevo fare nulla, qualsiasi movimento era inutile, e l'acqua non dava tregua ai miei polmoni, non c'era aria, quell'aria che respiriamo ora era diventata la cosa più preziosa che potesse esistere, in pochi istanti, pochi secondi per renderti conto che non ce la puoi fare, che non c'è più aria da respirare, che il bagliore davanti ai tuoi occhi è troppo in alto da raggiungere, e le tue grida sono inutili, invisibili, impossibili... E l'acqua , tanta salata troppa acqua... E per due volte mio padre mi vide, e non vide altro finchè non riuscì a strapparmi dalle onde.


Rischiare l'annegamento in mare è un ricordo... io non me ne rendo più conto, troppo tempo è passato...



 



Ma come sarebbe la vita se in ogni momento ti potessi ricordare cosa hai provato quando potevi perderla per sempre?





 



 



 



 



 



 



 



 




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7 novembre 2004

articolo temporaneo....

ho una grande voglia di litigare con qualcuno... c'è qualche volontario?

non parlo di politica nè di calcio... difficile litigare se non prendo io l'iniziativa.

però in questo contesto nessuna idea è stupida.

perchè?

ho voglia di infervorarmi facilmente.

 

difficile infervorarsi in un mondo dove la maggior parte della gente dice: è uguale, l'importante è che non fai del male agli altri...

uguale un cazzo.




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3 novembre 2004

un giorno di ordinaria follia.

 

"dai andiamo, vengo con te, lo faremo insieme!"



guardavo Turcatti negli occhi, guardavo quei suoi piccoli occhi neri senza espressione dietro a quegli occhiali tondi che gli davano un aria da vero secchione, lui, che anche studiando tutto il giorno aveva una pagella peggiore della mia.



"no, ma tu sei matto, tu sei matto!"



Non si sarebbe mai mosso dalla sua sedia Turcatti. era l'unico amico che avevo, gli altri erano troppo distratti, veloci, abitudinari per essere miei amici. Turcatti diceva sempre di si, eravamo amici io e lui, perchè non ne avevamo altri. a lui andava bene che decidessi io, a me andava bene di decidere, così si parlava del più e del meno cercando di cavarcela in qualche modo, all'itis, classe seconda, anno. 2000



da quel giorno capii che era un coniglio.



tutto accadde le ultime due ore del sabato, avevamo disegno e tecnologia meccanica. interrogazione a sorpresa, nessuno aveva aperto libro.



"Acquistapace Laura, Incani stefano, interrogati."



Scena muta, Laura che non era mai impreparata aveva negli occhi quella paura che ha un bambino quando non ha fatto i compiti, era sconvolta. Ed ero sconvolto io con lei, mi piaceva, mi piaceva tanto Laura, e vederla così mi distrusse.



Incani rideva, quell'anno verrà bocciato, l'abitudine ai tre in pagella gli aveva permesso di stare bene, di riderci sopra.



"Portatemi il diario"



Da far firmare ai genitori: "Comunico che Laura è impreparata, voto: 2, firma: Delle Grazie"



Aveva gli occhi lucidi Laura, avrebbe pianto a casa. nessuno aveva studiato quel giorno, ma lei aveva pagato per noi.



Tutti i miei compagni si sentirono sollevati, un sospiro di sollievo, stavolta non era toccato a loro, il pericolo era passato.



ma io la guardavo, guardavo i suoi occhi smarriti cercando una soluzione, pensando a cosa potevo fare... e mi venne un idea.



"Turco! ho un idea senti, vieni con me dalla professoressa, cerchiamo di convincerla a togliere il voto alla Laura, le portiamo il diario e le diciamo che vogliamo anche noi l'impreparato!"



Dovunque fossi andato Turcatti sempre mi aveva seguito. Quel giorno avevo davvero bisogno di lui, ma non si mosse, non si mosse di un millimetro. leggevo il terrore nei suoi occhi, e chissà, probabilmente pensava anche che fossi un pazzo. pazzo d'amore.



"ok, allora ci vado da solo."



"ma sei matto..."



mi alzai con il diario, andai dalla professoressa in un momento di distrazione generale, nessuno ci fece caso.



"anche io non ho studiato, non sapevamo si dovesse studiare. Anche io merito un due sul diario."



"non sei stato interrogato De Petri."



"Ma non sapevo interrogasse, e non è giusto che lo dia solo a loro, anche io lo merito."



"torna al posto De Petri."



Ci tornai rassegnato. avevo tentato, non potevo fare di più. Non sapevo che cosa dire...



passarono alcuni minuti, dovevamo fare qualcosa, non ricordo cosa. ma ad un certo punto...



"Acquistapace, Incani, portatemi il diario. De Petri... avevi ragione, ringraziatelo."



 


 


voti cancellati.




permalink | inviato da il 3/11/2004 alle 2:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

25 ottobre 2004

questa è...

La mia sorellina (12 anni). Questa estate. Non mi chiedete di rifare una foto uguale, è stato un caso. Io stesso non lo sapevo finchè non le ho scaricate dalla fotocamera, e sono rimasto scioccato davanti al pc, perchè in realtà stavo fotografando la bolla...



Si vede male: l'ho dovuta comprimere, forse la migliorerò in futuro, intanto ecco qui:


 


 


 


 


 


 


 


 


 


  




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