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centopassi
the house of the rising sun
 
 
 
 
           
       

Un evento imprevisto può cambiare radicalmente la visione del mondo e delle passate esperienze, se in fondo al cuore si è sempre saputo che nulla è affidato al caso.

Dopo non ci rimane che spendere bene il tempo che ci è stato concesso, facendo del proprio meglio ricordando il passato, guardando al futuro ma vivendo nel presente.

Vivere sapendo che l'oscurità deve finire, che sorgerà un nuovo giorno con il sole ancora più luminoso...
Le persone delle grandi storie hanno molte occasioni per tornare indietro, ma non lo fanno mai, perchè loro sono aggrappate a qualcosa.
Noi a cosa siamo aggrappati?
C'è del buono in questo mondo, è giusto combattere per questo, per la bellezza della vita, come fosse l'ultima prima dell'eternità.



Capire che ognuno di noi sarà salvato, capire che ogni istante che viviamo non andrà perduto nel nulla, capire che siamo ombre vaganti in un mondo di sole...

Cerco l'inifinito, desidero l'infinito, pretendo l'infinito, in questa vita o nell'altra.



Sono stanco di vedere un multicolore blog di fantasia.

contattatemi qui:

solo messenger: tyler885@hotmail.com




l'italiano non mi basta.


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31 gennaio 2005

buonanotte così...

Che tu possa riposare come un bambino tra le braccia della madre,


che le tue preoccupazioni abbandonino il corpo e si dissolvano nella notte,


che la tua anima possa di nuovo uscire a danzare nel cielo mentre riposi,


che nel tuo sogno tu possa ritrovare il passato felice o incontrare una felicità futura,


che le spiagge, i mari, le montagne, i tramonti e le stelle dell'universo si trasformino in melodia per la tua mente,


e la tua pelle sia carezzata dal vento


un dolce abbraccio e il soffio di un bacio.


Un silenzioso augurio che ti faccio


per questa notte in arrivo


destinazione di ogni cuore in viaggio,


degno di amore vivo.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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29 gennaio 2005

arriverà?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guarda... continua a guardare... guarda guarda finchè...


Funziona sempre che uno crede... spera in qualcosa, o desidera, brama... con tutta l'energia possibile che si espande dall'anima in tormento...


e poi... cosa va come credevi e dove volevi?


e qualcuno dice "Perchè è tutto così maledettamente difficile!" "perchè io?"


perchè io?


perchè io...


Tu.


e chi altri?


difficile...


Maledettamente difficile.


Come dice Carla Bruni "il tempo che scivola veloce è uno stronzo perchè dei nostri problemi se ne(fotte) fa un baffo, e il destino ci prende in giro perchè ci promette tutto ma non ci dà mai niente..."


(non è la traduzione letterale)


sembra finito
sembra che non ci sia via d'uscita
sembra che non ci sia soluzione
sembra tutto dipendere da te
sembra tutto contro di te
sembra tutto confuso
sembra tutto inutile...


eppure...


inevitabilmente


inaspettatamente


incredibilmente


un giorno ti ritrovi a guardare dalla finestra


ad aspettare una telefonata


a riguardarti allo specchio


a comprare qualcosa


ad aspettare alla stazione


a fissare l'orologio


...a guardare negli occhi, a sorridere per affetto...


...ad avere una luce...


una luce nel buio...


 



come riprendere a respirare mentre soffocavi


come risvegliarsi da un incubo


 


sarà possibile allora?




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27 gennaio 2005

ci avresti pensato?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quello che si può fare con la fotografia lo si può fare con qualsiasi elemento della realtà. Se alcune delle persone che mi conoscono si incontrassero e parlassero di me in alcuni casi parlerebbero di due persone diverse, due me diversi tra loro.

Essere originali crea l'imprevisto, non cerco altro.




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24 gennaio 2005

respirate con me...

Apri i tuoi occhi all'immensità della bellezza, i sensi ti sono stati dati per apprezzare più di ciò che ti puoi immaginare, ciò che ti circonda è più grande di te, ma tu lo puoi vedere, lui invece no, e tutto ti circonda in un vortice di colori che possono diventare emozioni grazie ad un cuore grande...


Apri le tue ali all'immensità delle strade possibili... si dice che per chi vola un limite non ci sia, ma per volare non servono ali, perchè ciò che si può fare nel cielo è nulla a confronto di ciò che si può fare vivendo al limite.


Non chiudere la tua porta stasera, non chiudere i tuoi occhi ad un vero sogno, perchè non è illusione il bene che desideri, è una verità. Non serve creare un mondo dove un mondo c'è già, devi solo scoprire il mondo degli altri, e fare scoprire il tuo mondo agli altri, anche se ne sei geloso e hai paura che qualcuno te lo spezzi, non ti preoccupare, si ricostruirà, si ricostruisce sempre, sempre migliore.


Non aspettare che qualcuno venga a cercarti, non aspettare che qualcuno ti stia aspettando, non aspettare che qualcuno ti voglia senza vederti, senza conoscerti, senza viverti... Perchè quando il tempo ha coperto di ghiaccio il cuore di chi non ricorda più il calore di un abbraccio, solo una fiamma di verità può riportare tutto in questo gioco, ripartire da ciò che c'è stato e ciò che hai provato, solo col cuore e non con la mente, ricordi ingrigiti ed ingannevoli...


Quante strade hai percorso? Quante storie hai vissuto, quante persone nel buio di un'auto o nell'angolo di una scuola ti hanno consegnato le loro paure e le loro gioie? seduti in un bar o su un prato, in una tenda vicino a un fiume o in camera tua.. strade incrociate dal destino, e divise dal tempo..


E quando hai ripreso tutto e sei ripartito? Hai ripreso i tuoi sogni frettolosamente per proteggerli dal mondo e hai cambiato paese, hai cambiato viso, hai cambiato vestiti, hai cambiato musica... ma i tuoi occhi allo specchio ti guardano e ti riconoscono ancora, lo stesso sguardo, le stesse domande, alcune risposte, altre delusioni... Sei ancora tu, sei sempre tu, e non serve chiuderli quegli occhi, non serve nasconderle quelle mani, perchè anche tra mille errori, comunque sia finita, comunque continuerà, puoi stare certo che andrà bene, va sempre bene, e quegli occhi non ti lasceranno mai.


 


Mi dite come faccio a trasmettere la voglia di correre contemporaneamente alla voglia di vivere che mi sento scoppiare nel cuore? Vedo le immagini scorrere nella mia mente ascoltando questa nuova canzone, passatami da una persona che ho incontrato oggi, una persona speciale, che ringrazio regalandole questa foto...



 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 Spero che per questa sera i tuoi occhi siano con i miei tra migliaia di attimi che scorrono veloci, immensi nei ricordi di un giovane cuore insieme al calore di un abbraccio vivo e... al suono di una sottile brezza che ti accarezzi i capelli con la delicatezza di un banalissimo petalo freddo.



 


 


...Il vostro affezionatissimo non può smettere di scrivere... anche se il tempo per venire a trovarvi non c'è, scrivere ciò che le mie mani leggono dal cuore è qualcosa che mi rende vivo, che mi fa volare, che mi fa sentire vero... su fogli vaganti, negli angoli di un libro, su un diario, su un freddo cellulare o davanti a uno schermo non smetterò mai di avere un blog, ovunque esso sia, è l'esprimersi di una vita, la mia.




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23 gennaio 2005

aggiornamento

Ho vissuto intensamente, è successo tutto. purtroppo non ho un pc disponibile, se non per controllare la posta...

Non saprei cosa raccontare....

Però devo dire una cosa, in diversi momenti a causa di alcune persone sono stato tentato di chiudere il blog.

Ma non lo chiuderò.

Non ancora...

 

Ho lasciato il testo del concorso una settimana perchè anche bisbiglio, e chi come lei, lo leggesse...

Chissà dove sono i 47 che mi hanno aggiunto ai preferiti...




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17 gennaio 2005

concorso letterario

Scritto in una notte di solitudine, per un concorso, a tre giorni dalla scadenza. Su un banco di scuola chiuso in un convitto, tra una sigaretta e l'altra, ascoltando "L'aquilone dei balcani" e "La mia gente" dei Modena City Ramblers.



Maggio 2004



Buona lettura.



E' UN' AMICIZIA?



 Infine ho deciso di dirla. Sì, perché sempre più spesso sento affermare che non esiste una verità uguale per tutti, bensì esistono solo uomini in grado di argomentare bene le proprie idee, e queste diventano automaticamente giuste. Ma non è sempre cosi, ed io, anche se non sono in grado di esprimerla bene, credo che esista una verità che vale per tutti. L’ho incontrata attraverso amici che me l’ hanno testimoniata e cerco di viverla più che posso. Purtroppo, però, più passa il tempo e più mi accorgo che molte persone capiscono solo in parte ciò che provo... L'unico modo per comprendere come vedo il mondo sarebbe sostituirsi a me e rivivere ciò che ho vissuto giorno per giorno, ma è impossibile...



Tuttavia non mi posso scoraggiare, continuo ostinatamente a camminare, a spiegare, ed è per questo che scrivo ancora adesso. Scrivo per le persone che hanno sete di verità come l'ho sempre avuta io, per chi come me si chiede fino a che punto può spingersi l'animo umano nell’inseguire un ideale. Per coloro che a volte si sentono soli come me, in una solitudine fatta d'infinito e piena di domande, la quale si calma solo nei momenti in cui guardo negli occhi qualcuno che l'ha provata e la prova ancora di tanto in tanto...



Scrivo perché spero che, con queste semplici parole che raccontano di me, io riesca a rinvigorire almeno un po' la speranza di vita che in ogni umano cuore esiste. Ed infine io spero, senza averne la pretesa, che almeno tu, tra tutti quelli che mi leggeranno, creda alla vita che sto per raccontarti, e se lo farai, io sarò un po' più contento questa sera addormentandomi.



 II mio nome è Enrico e sono un italiano, solo che di questi diciannove anni che sto per compiere ne ho passati di più in Africa che in Italia: precisamente otto a Gibuti, due in Etiopia, sei in Lombardia e tre in Abruzzo.         Ho frequentato le classi inferiori in una scuola francese, dove però c'erano più gibutini che francesi. Una volta a casa con i miei fratelli ed i vicini Houssein e Samatar si giocava insieme. Per la strada, nel gran cortile, sugli alberi o al mare la fantasia era l'unico giocattolo che avevamo tutti, mentre la televisione cominciava a trasmettere solo di sera e c'era un unico cartone animato al giorno. Stessa cosa in Etiopia, dove oltre a compagni etiopi c'erano bambini che venivano da altre nazioni africane e persino una canadese.



 Per dieci anni ho giocato e corso con bambini d'ogni colore, ho riso e pianto in una lingua che non era quella dei miei genitori, sono cresciuto ed ho sognato di diventare grande come avete fatto tutti voi.



Poi però è successo qualcosa.



Sono tornato in Italia, una volta finito l'anno scolastico, ma senza sapere che in Africa non sarei più tornato, che i miei piccoli amici non li avrei mai più rivisti...



Ho continuato la scuola qua, però c'era da subito in me qualcosa di diverso che nessuno sapeva spiegare. I professori dicevano: “è più maturo...”, i compagni dicevano “è strano...”. Io pensavo d'essere cosi per colpa della televisione, perché i miei compagni sapevano tutto di essa e si comportavano come nei cartoni animati, io invece non sapevo niente.



Ma non poteva essere solo questo...



Non avendo mai avuto amici in Italia mi sono avvicinato alle persone che non ne avevano, bambini emarginati, soli perché troppo timidi o con un carattere poco socievole. Ho imparato ad interessarmi dei loro piccoli passatempi per poterli conoscere e fare amicizia, e ci sono riuscito bene. Le compagnie d'amici di lunga data non facevano per me perché troppo piene di parole, di televisione e di figurine adesive che non conoscevo...



Inevitabilmente l'aver lasciato i compagni africani in quel modo aveva trasformato radicalmente il mio essere amico. Le cose che alla nostra età era normale fare non mi bastavano più.



 Mi sono reso conto, quasi senza accorgermene, che se un giorno avessi dovuto lasciare anche loro come avevo lasciato gli altri non potevo portarmi nel cuore solo i giochi, le figurine e la televisione.


Io volevo qualcosa dalla loro amicizia che non se ne andasse mai, che rimanesse per sempre e che fosse importante!


Ed è per tutti questi motivi che ho imparato a chiedere: “Perché?”.


Ero un ragazzino come gli altri, ma nello stesso tempo cosi diverso che ho cominciato a domandare il perché di ogni loro comportamento che non capivo, e a chiedere a me stesso il perché di ogni mio comportamento, visto che ero così strano ai loro occhi e loro ai miei.



Da una prima domanda a volte banale ne nascevano altre e poi altre ancora, e con il tempo sono diventato “colui con cui si parla di cose serie...” o meglio “colui con cui si paria di sé stessi e degli scopi del proprio agire...”.



Ho imparato a partire da qualunque cosa, come un videogioco, una canzone o una battuta per arrivare a parlare di qualcosa d'importante.



Ricordo bene le parole di quel ragazzo, che dopo aver espresso una sua opinione, pieno di stupore disse al compagno davanti a me: “Cavolo che cosa seria che ho detto! Non sono abituato a dire cose cosi serie! Ma quando c’è lui si finisce sempre a parlare cosi!”.


Eppure erano quelle le cose importanti che cercavo nelle persone!


II volto di quel ragazzo non lo vedo da anni ma non lo dimenticherò più. Per quello che mi aveva detto è come se il suo viso avesse preso una qualche nuova consistenza. Come se dentro di me ci fosse un grande quadro bianco e chi mi parla di sé aggiungesse un nuovo colore a questo quadro, unico, irripetibile, un colore che non va più via... qualcosa di suo e che solo lui mi può dare.


Certo nel mio domandare ho imparato anche ad ascoltare quello che una persona ha da dire, non distrattamente aspettando solo il mio turno per parlare... Ma come se lei dovesse dirmi quella cosa per ultima, come fosse l'ultima che avesse da dirmi prima di partire per un lungo viaggio senza tornare più...


In questa mia fame di amicizie ho colto le occasioni più stravaganti per farne di nuove. Sui treni, sugli autobus o nelle stazioni, nessuno ha potuto impedirmi di andare a parlare in francese con stranieri, ed uno di loro che ho rincontrato più volte sull'autobus adesso per le strade di Teramo mi saluta col mio nome ed io col suo, e nonostante non parliamo di cose importanti questo modo di salutare per me dice molto più di tante parole.


Mano a mano che cresco mi rendo conto di aver bisogno sempre di amici cosi, che mi parlino della loro vita e ascoltino della mia quando mi sento solo. Ma anche gli altri ne hanno bisogno nonostante non l'ammettano quasi mai, anche le persone che sembrano più strane o più cattive agli occhi della gente!


Perché tutti, pur essendo diversi da me sono, in fondo in fondo, “strani”, e si sentono soli come me, chi più chi meno. Solo quando c’incontriamo e ce lo diciamo tra noi, non si sa bene perché, siamo un po’ più contenti, e chi non ha bisogno di esserlo un po’ di più?


Questa che vi ho raccontato è la mia breve vita da vagabondo in giro per il mondo. Da tre mesi la mia famiglia è tornata in Lombardia, io sono rimasto da solo in convitto e andrò a Milano dopo gli esami. Anche qui tra albanesi, rumeni, senegalesi, marocchini, polacchi ed italiani di quell'amicizia che ho tentato di spiegarvi c'è molto bisogno. Per questo ogni nuovo giorno provo ad essere con tutti i miei limiti e tutti i miei sbagli ciò che ho sempre tentato di essere, in poche parole: un amico originale.



 



Sono arrivato secondo.

Rileggendolo vorrei specificare meglio, scrivere meglio, rispiegare...

Poi però penso: No, la prima volta che ho scritto qualcosa per tutti, deve rimanere la prima volta, anche per voi.




permalink | inviato da il 17/1/2005 alle 1:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (26) | Versione per la stampa

13 gennaio 2005

nessuna importanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non posso dirti con parole mie quali sono gli aspetti unici e rari di ciò che ti accade ogni giorno...

Pare che tutto sia già accaduto, così come tutto sia già stato scritto. E invece non si smette di sentire, non si smette di vivere, non si smette di scrivere...

C'è forse una speranza per la quale vale la pena continuare a soffrire? o forse c'è chi non pensa, e chi pensa farà la fine di Nietzsche, il quale diceva "il dolore non ha senso, la realtà è dolorosa, la realtà non ha senso" e impazzì amando un cavallo gli ultimi anni di vita...

Tu ragazza che vai cercando la vita in una passione, amorosa o no, troverai ciò che cerchi? e ti basterà per le lacrime che hai versato?

E tu uomo più pragmatico, sempre in lotta, contro i sentimenti che ci finiscono, che come denti in crescita ci innervosiscono fino a farci dimenticare cosa significa farla sentire una regina... o proteggerla da lei stessa...

L'abitudine, la perdita del gusto di vivere, la perdita dell'originalità, la perdita del cuore e del significato...

E la mia compagna di studi, che conosco appena, oggi esordisce dicendo "Lui parte, ...parte per Shangai quattro mesi... poi va a New York... non torna più...".
L'amore, l'unica fede dei giovani cuori, l'unica ancora nobile, l'unica per cui si è ancora disposti a sacrificarsi...
"Vorrei essere insensibile" mi dice "Non provare nulla, lasciare che tutto mi passi addosso senza battere ciglio..."

"Mi sento come in un film, io vivo come in un film!"

"...si, lo so..."

"E come lo sai?"

"Se ti guardi nel passato vedi che la tua vita sembra un film... Succede anche a me."

"Succede a tutti in effetti."

"No, non a tutti, a qualcuno non succede..."

"...Alle persone mediocri"

"Già."

Sta nel poeta il compito di rendere poesia ciò che per tutti è normalità, sta nel passionale rendere passione ciò che per tutti è routine, sta nel filosofo rendere problema ciò che problema non è (sto studiando filosofia...),

Niente si ripete.




permalink | inviato da il 13/1/2005 alle 21:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa

12 gennaio 2005

vivevo...

Trovarsi nel letto alle tre, dopo due sigarette fumate sdraiato a terra, solo, in silenzio... la mente che vaga e cerca un ricordo felice ma torna sempre là, sempre in quell'istante, quel momento, quando tutto poteva cambiare...
Un sonno agitato, svegliarsi di notte e girarsi, girarsi e girarsi ancora... e stamattina essere lì, con gli occhi chiusi,senza voler più decidere di svegliarsi, senza voler più decidere di aprire gli occhi... immaginarsi di partire in macchina e andare sempre dritto, per non decidere una direzione precisa, senza fermarsi mai, per non decidere una meta precisa...
e maledire il proprio cuore per essere rimasto freddo, e la propria anima per essere fuggita...


Cancellare il mio dolore per la sua voce spezzata, ed i suoi immensi occhi che per la prima volta guardavano in basso... Senza più quella luce...
E gli errori commessi uno dopo l'altro, tutti di seguito, l'aver lasciato che tutto accadesse, il non essermi fermato, e l'aver detto ciò che ho provato senza pensare, senza sapere, credere di non ferire... senza ferirsi...


...Capire cosa significa fare lo stronzo... Un bacio, solo un bacio... Sentire che sei responsabile del cuore di un'altra... E soprattutto sei responsabile del tuo...


Voler tornare indietro, voler aggiustare ciò che si è spezzato, voler cambiare la fine...
Quante ore al telefono? ore notturne, la prima volta fino alle quattro e mezza, fingere di aver dormito tutta la notte davanti a tua madre, fino alle dieci, un viaggio di cento chilometri per poi fermarsi a Milano, crollare dal sonno e rimandare la partenza in abruzzo di un giorno... Ma ancora non la conoscevo..
Poi cominciano le vacanze, all'una un messaggio, lei torna a casa a quell'ora sempre tardi, e poi a parlare, a parlare di tutto, per ore ed ore, nove ore in due notti di seguito, non c'è più spazio per il sonno. Torno a Milano per vederla, una notte insieme, solo un abbraccio e molta musica, riaccompagnarla alle nove di mattina in metrò, tornare a casa e coprire il suo profumo... lavorare tutto il giorno ed impazzire di sera, di nuovo al telefono, 41 ore senza dormire...Un post cancellato per eliminare le prove...


Che cosa è mancato?


Che cosa è mancato?


Che cosa è mancato?


Prendo un libro letto di recente... Rileggo alcuni pezzi...


"Lontano, più lontano, sul divano di una casa elegante, due corpi nudi si accarezzano.
-"sei bellissima." Lei sorride vergognandosi, ancora un pò estranea. -"Ma cos'è questo?"
Un leggero imbarazzo.-"Niente, un tatuaggio."
-"E' un aquila, vero?"
-"Sì." Poi un'amara bugia.-"L'ho fatto con una mia amica."
E in quel momento non c'è nessun gallo a cantare. Ma un senso di tristezza le prende ugualmente il cuore. E un cattivo destino radiofonico si accanisce contro di lei, quasi a punirla. Beautiful. La loro canzone. Babi comincia a piangere.
-"Perchè piangi?"
-"Non lo so."
Non trova nessuna risposta. Forse perchè non ce ne sono."



Esco sul balcone per fumare, prendo una sigaretta, guardo il pacchetto di camel blu... Qualcuno l'ha rotto, negli occhi il volto di lei quando me lo restituiva, appena dopo la fine.




permalink | inviato da il 12/1/2005 alle 11:21 | Versione per la stampa

10 gennaio 2005

eccolo

Ho letto un libro qualche giorno fa... le prime cento pagine in tre giorni, le restanti duecento in due.

Un libro che parlava di due vite... e le descriveva bene. Parlando con l'amica che me lo ha prestato, abbiamo condiviso un'emozione.

Quando leggi di una vita è quasi come se quelle cose le vivessi tu... rapito dalle frasi e dagli avvenimenti, sai che l'unico modo per tenere in vita quella parte di te che si trova nel libro è continuare a divorare pagine...

Poi finisce... e ti ricordi tutto ciò che ti sei immaginato come se davvero fossero ricordi tuoi, come se tu fossi sempre stato lì, ma non un esserci soltanto fisico, proprio come se li avessi vissuti tu!

è stupefacente che si possa fare una cosa come questa. tantopiù è bravo lo scrittore, tantopiù sarà intenso da vivere ciò che scrive.

Al riguardo c'è un pezzo tratto da "la storia infinita" (la seconda volta che lo cito, l'ho letto di recente e merita parecchio)

"Mi piacerebbe sapere", mormorò fra se Bastiano, "che diavolo c'è in un libro fintanto che è chiuso. Naturalmente ci sono dentro soltanto le lettere stampate sulla carta, però qualche cosa ci deve pure essere dentro, perchè nel momento in cui si comincia a sfogliarlo, subito c'è lì di colpo una storia tutta intera. Ci sono personaggi che io non conosco ancora e ci sono tutte le possibili avventure e gesta e battaglie, e qualche volta ci sono delle tempeste di mare oppure si arriva in paesi e città lontani. Tutte queste cose in qualche modo sono già nel libro. Per viverle bisogna leggerlo, questo è chiaro. Ma dentro ci sono fin da prima. Vorrei proprio sapere come."

Il libro si intitola "Tre metri sopra il cielo": me lo ha suggerito e prestato lei.

Non è esattamente il mio genere ma... l'ho vissuto.




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3 gennaio 2005

partenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allora innanzitutto mi scuso per aver tralasciato le risposte ai vostri commenti e soprattutto per non essere ripassato dai vostri diari se non per una veloce occhiata senza commenti.

Spero che stiate tutti bene e che stiate passando delle vacanze splendide (lavoratori compresi).

ho messo musica ad alto volume e riordino la stanza con rinnovato vigore, sono in partenza, mi ritiro su alte montagne a studiare STORIA DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA, in vista dell'esame che ci sarà presto presto!

stando un montagna lassù, in una casa mia, non avrò più pc fino al dieci. dal dieci torno regolare a scrivere e commentare e soprattutto leggervi.

di nuovo un saluto, l'immagine non è molto di montagna ma avendo dieci minnuti di tempo non ho trovato di meglio.

Credo che accanirsi nel dolore per le persone scomparse col terremoto non sia giusto. se potessero parlarci ci direbbero di disperarci o di andare avanti?

io al loro posto vi incoraggerei ad andare avanti.

i sopravvissuti loro si invece che hanno bisogno di aiuto, è bello vedere che molti, chi più chi meno, si stanno dando da fare per aiutare. tutti uniti.

è ora... un abbraccio dal vostro affezionatissimo, chi ha continuato a venire a trovarmi non sarà dimenticato. I promise.




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